Ieri, come spesso capita, sono andato a Mantova per svolgere un’uscita di corso fotografico. Mi piace particolarmente la possibilità che la città offre di visitare mostre artistiche presso la Casa del Rigoletto.
Dopo aver preso il catalogo delle opere esposte mi accorgo con stupore della presenza dell’artista: è Renzo Emiliani, per chi non lo sapesse ha alle spalle decenni di esposizioni, anche nell’ex Jugoslavia.


Chiedo gentilmente di parlarmi di lui e dei suoi quadri ed iniziamo a parlare di Arte, in senso lato. Scopro con piacere che quando dipinge ascolta musica classica e lo vedo sbalordito quando gli confesso di sviluppare in camera oscura con la Carmina Burana.
Continuiamo a parlare. Mentre mi accompagna nella seconda sala l’ho definito un “Cicerone onirico”, facendo riferimento a quanto mi stava spiegando circa il suo stile attuale. Fra una spiegazione e l’altra ho riportato una considerazione che ha fatto Ghirri circa la differenza fra arte pittorica e fotografica, ovvero che “il pittore si mette di fronte a un quadro bianco e, dentro a questo quadro bianco – che ha un suo limite preciso – inserisce e trasferisce qualcosa, perché immagina, perché interagisce […] mentre il fotografo deve decidere cosa escludere”; vedo che è felice d’aver sentito questa passione in un ragazzo che potrebbe essere benissimo suo nipote. “Sono anziano”, 83 anni, “ma ho un cuore giovane, non vivo di pittura ma di arte”. In effetti la sua continua ricerca stilistica non lo contraddice. Corrado Tria, studio endurance, fotografo legnago, mantova, renzo emiliani
Davanti a “Concertino” mi confessa d’essere innamorato di Boccioni; “la sua opera mi ricorda Forme uniche della continuità nello spazio”, dico. “A dire il vero, per eseguire questo quadro mi sono rifatto a Materia”; inutile scrivere che per me è un onore parlare con una persona con così tanto amore e cultura.
E poi, davanti ad un’altra tela:
“Qui, la vede com’è materica quest’opera? L’acqua, il cielo, la roccia”
“Sono posti che ha visto realmente?”, chiedo.
“Sì, sono posti che ho visto ma che grazie ai ricordi interpreto così”.

Terminiamo la visita e, dopo aver saputo che realizzo anche fotografie per i cataloghi d’arte, mi fa vedere il suo. “Vede? queste foto non vanno bene”, mi dice, “sono fuori fuoco, i colori non corrispondono, questo rosso è troppo acceso”.

Mi fa una dedica sul catalogo, mi prega di scrivergli il nome leggibile sul libro delle firme.

Esco e rientro dopo 10 minuti.
“posso farle una foto?”
“certo, mi dica cosa devo fare”.
Fotografo.
Nel lasciarmi mi dice “non voglio anticiparle nulla, ma ci sentiremo presto, ho bisogno di persone così”.

Per me una grandissima emozione, grazie maestro Emiliani.

C.T.